Adriano Sofri e Angelo Floramo dialogano di confine e identità attraverso i libri “Il martire fascista” e “La veglia di Ljuba”, martedì 11 febbraio a Zuliano

Adriano Sofri e Angelo Floramo dialogano di confine e identità attraverso i libri “Il martire fascista” e “La veglia di Ljuba”, martedì 11 febbraio a Zuliano

Due storie di confine a confronto. Due viaggiatori che si muovono separatamente di qua e di là dalla frontiera, geografica e temporale, sulle orme di persone, popoli, destini e accadimenti. E mentre si rischiarano le vicende dei singoli, si staglia la grande storia del Novecento. Il confine è quello tra l’Italia e l’ex Jugoslavia. I viaggiatori sono Adriano Sofri e Angelo Floramo. I due scrittori saranno ospiti dell’incontro a ingresso libero che si svolgerà martedì 11 febbraio, alle 20.30, al centro di accoglienza “Ernesto Balducci”, a Zugliano (UD). In dialogo con Monica Emmanuelli, direttrice dell’Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione, Adriano Sofri presenterà il suo nuovo libro “Il martire fascista” (Sellerio, 2019) e Angelo Floramo condurrà tra le pagine del suo romanzo “La veglia di Ljuba” (Bottega Errante, 2018): alla ricerca di senso nella vita di uomini e donne costretti a esperienze terribili dalla miseria o dalle imposizioni di regimi illiberali, i due autori delineeranno la dimensione complessa e multisfaccettata del territorio che coincide storicamente con il confine orientale.

L’incontro, organizzato dall’Anpi di Udine insieme al centro di accoglienza “Ernesto Balducci” e con la collaborazione dell’Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione, sarà introdotto da Pierluigi Di Piazza e Antonella Lestani.

Il martire fascista” riporta alla luce la vicenda del maestro elementare siciliano Francesco Sottosanti ucciso il 30 ottobre 1940 da antifascisti sloveni nel paesino di Verpogliano – Vrhpolje (che era stato annesso all’Italia, dopo la Prima Guerra Mondiale), vicino a Gorizia. Francesco Sottosanti vi era giunto in seguito all’appello che nel 1927 il ministero dell’Istruzione pubblica del governo Mussolini aveva rivolto ai maestri migliori e più fedeli perché andassero nelle «nuove province» di Udine, Gorizia e Trieste a realizzare l’italianizzazione della popolazione locale. Mentre l’Italia fascista tributa onori solenni al martire vittima dell’odio anti-italiano, da oltreconfine si denunciano i maltrattamenti brutali con cui Sottosanti vessava i bambini, fino al punto di sputare loro in bocca – lui, malato di tisi – quando pronunciavano qualche parola nella loro lingua madre slovena. Il rumore si spegne presto. Le autorità fasciste sanno che i maltrattamenti avvenivano davvero, ma l’autore era un altro: Ugo Sottosanti, il fratello di Francesco che aveva insegnato nella stessa scuola e ne era stato allontanato a causa del suo comportamento. Dal canto loro, i militanti antifascisti sloveni si accorgono di aver commesso un incredibile scambio di persona. Ma entrambe le fazioni, nell’imbarazzo, non hanno interesse a fornire chiarezza all’opinione pubblica. Nel suo libro, Adriano Sofri ha ricostruito i fatti con grande attenzione studiando i documenti storici, le carte negli archivi e ascoltando i testimoni rimasti. La sua ricerca documentaria si spinge oltre e rivela incredibili coincidenze e colpi di scena inaspettati.

Ne “La veglia di Ljuba” la vita intensa di un uomo, esule più per vocazione che per destino, fuori dagli schemi, diventa lo spunto per narrare la storia del Novecento lungo il confine tra Italia e Jugoslavia, zona complessa, plurale, meticcia. Angelo Floramo racconta la vita del padre Luciano, ripercorrendone i passi: dall’infanzia in un villagio dell’Istria – dove la madre era maestra e il padre un ferroviere socialista, che era arrivato là da Messina perché mandato forzatamente al confino in epoca fascista -, al dramma della Seconda Guerra Mondiale; dalla decisione di lasciare quei luoghi al passaggio al centro collettivo a Trieste per arrivare al trasferimento definitivo a San Daniele del Friuli. Il romanzo attraversa, dunque, le pagine nere del fascismo e dell’occupazione titina di Trieste, racconta il terremoto in Friuli del 1976, la successiva ricostruzione e arriva ai giorni nostri. Angelo Floramo conduce il lettore in un viaggio meraviglioso e struggente che attraversa continuamente le frontiere, entra nelle pieghe di un amore, delicato e intenso, lungo un’intera vita e racconta il destino di bambini, uomini e donne che si sono ritrovati in un posto giusto in tempi, spesso, sbagliati.

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