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Leopoldo Bon. Sinfonie di forme e colori: da venerdì 8 luglio la personale del pittore triestino alla Sala Comunale d’Arte di Trieste

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Venerdì 7 luglio alle ore 20 s’inaugura alla Sala Comunale d’arte di Trieste (piazza dell’Unità d’Italia 4) la rassegna Leopoldo Bon. sinfonie di forme e colori, curata dall’architetto Marianna Accerboni e dedicata dallo scienziato e fotografo/artista triestino a un’originale e raffinata sperimentazione sulla visione: in mostra una quindicina di immagini inedite, realizzate con tempi lunghi d’esposizione negli ultimi due anni pandemici e montate con icastica eleganza esclusivamente su perspex. La mostra rimarrà aperta fino al 24 luglio e sarà visitabile tutti i giorni in orario 10–13 e 17-20.

Arte e scienza – scrive Accerboni – s’intrecciano in questa mostra affascinante e sottilmente misteriosa, in cui l’artista scandaglia ciò che esiste ma non si vede. Autore di queste immagini raffinate e criptiche è un neurofisiologo, specializzato nella ricerca del sistema oculo-motore, che trasla nel libero mondo dell’arte visiva le suggestioni e le emozioni suggeritegli dalla scienza. Leopoldo Bon coglie a suo modo, da scienziato con un’accentuata sensibilità e inclinazione all’arte visiva e una forte passione per la fotografia, l’attimo fuggente nella sua dilatazione più estrema, aprendoci nuovi mondi, suggestioni e informazioni realizzate attraverso l’uso del mezzo fotografico con tempi lunghi di esposizione. Che ci conducono al di là del reale e lo dilatano, offrendoci attraverso l’arte da un lato una piccola lezione di tecnica e dall’altro la possibilità di percepire come scienza e arte possano condurre a una visione / emozione completa, affascinante e inusitata dell’esistente.
Le radici della sua espressione artistica traggono spunto e sfiorano la poetica informale, di cui l’artista triestino fornisce un’interpretazione del tutto personale, ma tangono anche il linguaggio concettuale: il risultato è composto da visioni originali e stranianti che giustamente hanno quale supporto il perspex. Riflessioni visive che sono quindi sospese nel nulla e che testimoniano le infinite opzioni che una creatività libera e nel contempo razionale come quella di Bon può esitare, traendo anche spunto dalla mobilità e dalla disponibilità dell’elemento acqueo a recepire mutazioni dinamiche e riflessi di luce e cromatici e a creare una sequenza di possibili opzioni estetiche e formali senza fine in quanto costituite da più elementi percepiti, meditati e rielaborati in sequenza libera e infinita. In ciò sta il fascino di un’arte criptica e informale – conclude Accerboni – che si libra leggera e avvincente nel contemporaneo.