Matteo Di Giusto (Confindustria Udine): “Per le imprese dei servizi anche noi siamo nella zona rossa”

Matteo Di Giusto (Confindustria Udine): “Per le imprese dei servizi anche noi siamo nella zona rossa”

UDINE – “Prevedere la cassa integrazione in deroga ed estendere i benefici al momento previsti per le sole zone rosse alle imprese di tutta Italia”.

Sono queste, in sintesi, le due misure principali richieste dalle imprese del comparto del facility management e individuate dal capogruppo Manutenzioni operative di Confindustria Udine, Matteo Di Giusto (nella foto), di concerto con l’Associazione degli industriali, per fronteggiare le pesanti difficoltà che stanno attraversando le aziende del settore in seguito alla sospensione dei servizi educativi.

“Lo scenario che si sta delineando – conferma Di Giusto a inizio marzo 2020 – è di una crisi gravissima nel settore dei servizi, soprattutto quelli che richiedono relazioni tra persone, nei quali operano numerose imprese del nostro territorio. Per queste non c’è smartworking che tenga e dunque servono interventi urgenti in grado di compensare il blocco forzato delle attività previsto dalle disposizioni di Governo”.

Che fare, dunque?

“La prima cosa – afferma Di Giusto – è l’attivazione della cassa integrazione in deroga in tutta Italia. Questo strumento ci risulta sia già al vaglio del Governo ed è chiesto a gran voce dalle imprese. Sarebbe uno strumento utilizzabile da tutti quelli che hanno terminato gli ammortizzatori o non ne hanno. E andrebbe attivato al più presto”.

“Inoltre – aggiunge Di Giusto – chiediamo al Governo di estendere l’articolo 13 del decreto legge 9 del 2 marzo 2020, che tratta delle norme speciali in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale e assegno ordinario a tutta Italia e non soltanto alle zone rosse”.

“Su queste misure – conclude Di Giusto – ci uniamo al pressing della nostra Regione nei confronti del Governo, con l’auspicio che la nostra voce sia ascoltata. La zona rossa, se parliamo delle imprese del nostro settore, infatti, ormai è tutta l’Italia e se non facciamo presto le nostre aziende e i nostri lavoratori saranno a breve con l’acqua alla gola”.

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