Un’altra città a confronto con l’onorevole Serracchiani e la Cgil: “Rinunciare alle competenze delle donne significa indebolire e impoverire tutta la società”

Un’altra città a confronto con l’onorevole Serracchiani e la Cgil: “Rinunciare alle competenze delle donne significa indebolire e impoverire tutta la società”

“Le donne al potere oggi devono avere anche talento, agli uomini non si chiede neanche il curriculum.”Mancano pochi giorni all’8 Marzo, Giornata Internazionale delle Donne. Se guardiamo alla situazione occupazionale femminile però – si legge in un comunicato di Un’altra città – c’è poco da festeggiare: lo stato delle donne ai tempi del covid, ma non solo, è drammatico.

Proprio sul tema del lavoro, ieri 4 marzo, si sono interrogate, insieme alla psichiatra Maria Grazia Cogliati Dezza e alla giornalista Fabiana Martini, le relatrici dell’incontro del 21 Gennaio “Le donne in un’altra città”, evento organizzato, come quello di ieri, da Un’altra città allo scopo di arricchire il programma in vista delle elezioni amministrative.

Le relatrici Hermine Letonde Gbedo (Comitato Diritti Civili Prostitute),  Imma Tromba (Goap),  Silva Bon (Luna e l’altra), Geni Sardo (Ncdl Cgil), Gabriella Taddeo (Ex Consigliera di Parità), Lucia Krasovec-Lucas (AIDIA Trieste) hanno dato vita al dibattito con due personalità a diverso titolo impegnate: l’On. Debora Serracchiani che, con il suo ruolo istituzionale di responsabile della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, è intervenuta per fornire informazioni sui provvedimenti che, sul tema, sono alla discussione e  Rossana Giacaz, della segreteria regionale CGIL. Si è cercato di offrire uno sguardo delle donne non sulle donne, che è molto diverso.

Già il 21 erano emerse alcune criticità in diversi ambiti che hanno portato a domandarsi: cosa compete al comune e all’amministrazione comunale nel sostenere e potenziare le opportunità occupazionali? Anche se apparentemente non è una competenza comunale, ci sono tante cose che un’Amministrazione può fare per favorire il lavoro delle donne

Perché, come già detto in altre occasioni, se le donne non lavorano, non è solo un problema loro, non è solo una questione di genere: gli effetti della crisi e della disoccupazione femminile (una delle conseguenze della crisi) si riflettono su tutta la società. Criticità di seguito sintetizzate. Politiche nel rispetto delle differenze di genere; presenza normata di esperte e professioniste ai tavoli decisionali; progettazione strutturale che argini le discriminazioni all’interno della comunità; interventi educativi nelle scuole di ogni ordine e grado, volti al contrasto degli stereotipi di genere e alla prevenzione dei femminicidi; sensibilizzazione della cittadinanza.

Azioni a livello strutturale come il potenziamento dei servizi pubblici di cura; il contrasto alla disoccupazione femminile; la piena autonomia economica e realizzazione professionale; rafforzamento e ripristino degli organismi di tutela di lavoratrici/lavoratori. Donne molto spesso attualmente migranti, che devono essere al centro di politiche audaci: un ufficio immigrazione comunale, un welfare intersezionale per le donne disoccupate, con lavori precari, persone transgender e sex worker cui andare incontro con politiche di riconoscimento, sostegno finanziario e supporto al lavoro di sportello delle associazioni che lavorano con categorie di persone marginalizzate. Input questo sulla regolarizzazione delle sex workers, anche in un’ottica di uscita da situazioni di povertà, sfruttamento e violenze, immediatamente posto al centro di un futuro aggiornamento dell’agenda politica dell’onorevole Debora Serracchiani. La quale ha inoltre cercato di dare qualche risposta istituzionale alle problematiche sollevate.

Ribadito come il lavoro sia al centro di tutte le azioni sviluppate dalla Commissione alla Camera dei Deputati, a partire dalla questione della parità salariale, ha riferito alla platea del progetto di un testo di legge che sarà presto dibattuto in Parlamento.

Le donne sono quelle che stanno pagando di più la pandemia, anche in quanto appartenenti alle professioni in cui si verificano la maggior parte dei contagi. Inoltre il nostro Paese a causa della pandemia ha raggiunto il record delle persone in povertà assoluta (reddito minore al minimo per vivere): oggi riguarda 1,2 milioni di persone su circa 5,6 milioni di individui, la maggioranza sono donne e minori.

Molte le domande invece al centro dell’intervento di risposta di Rossana Giacaz, rappresentante della Cgil all’incontro. In primis qual è lo stato dei servizi a Trieste. Chiedere conto e ragionare dei servizi pubblici (non solo per i bambini ma anche per gli anziani) rispetto al sistema di cura nell’insieme aiuterebbe a togliere questo carico alle donne. Oltre a ciò un’Amministrazione dovrebbe inserire assolutamente nella sua agenda: la verifica nonché il controllo di quello che si fa e il controllo sul mondo degli appalti all’origine di precariato e gap salariale. Sì a transizione, cambiamento ed emancipazione, ma bisogna ricordarsi della fetta di donne che avrà difficoltà a mettersi in gioco e di cui bisogna tener conto.