Il Verdi in concerto al terzo appuntamento: “Petite Messe Solennelle” di Rossini” il 3 e 4 luglio a Trieste

TRIESTE –

Il terzo appuntamento della rassegna estiva 2020 del Teatro Verdi di Trieste (venerdì 3 e sabato 4 luglio, ore 21) si presenta come evento veramente speciale: la Petite Messe Solennelle di Gioachino Rossini diretta dal maestro Francesca Tosi, protagonisti il Coro del Teatro Verdi e un quartetto di solisti di caratura straordinaria con voci fra le più famose del panorama internazionale, Giulia Della Peruta, Daniela Barcellona, Antonino Siragusa, Abramo Rosalen.

Giulia Della Peruta

 

Daniela Barcellona

 

Ultimo componimento di Gioachino Rossini concepita non per un uso ecclesiastico bensì per un contesto domestico d’élite, la Petite Messe Solennelle fu infatti eseguita davanti ad un pubblico d’invitati il 13 marzo 1864 nel palazzo parigino della famiglia Louise Pillet Will, che aveva commissionato il lavoro con intenti intimi e privati. Rossini già nella dedica, che gioca con gentile ironia sui doppi sensi delle parole, preannuncia un impegno per qualcosa di insolito e di ricerca, un congedo che è anche un manifesto per la musica dell’avvenire. Concordemente oggi si considera questa composizione quasi un azzardo, che nella rigorosa cura delle caratteristiche della musica sacra tradizionale – la chiarezza della scrittura, l’uso dei fugati – raggiunge soluzioni timbriche personalissime oltre il romanticismo, quasi un’anticipazione avveniristica di forme che si svilupperanno ben oltre la fine dell’Ottocento anche nel corso del Novecento.

Antonino Siragusa

 

Dirige il maestro Francesca Tosi (foto d’apertura), maestro del coro del Teatro Verdi, che ha dedicato la sua carriera non solo alla musica corale ma anche all’attività solistica per pianoforte – con molti concerti dedicati in particolare a Beethoven e Rachmaninov – e alla direzione d’orchestra, allieva del M° Bellugi. Si coglie nelle sua parole un personale rapporto con questo capolavoro rossiniano “la Petite Messe Solennelle mi accompagna nel corso della mia vita musicale; l’ho interpretata come primo pianoforte e nella parte per armonium, ne ho preparato le parti corali in diverse occasioni e oggi come direttore posso confrontami anche con le voci soliste e ricercarne quei particolari timbri che emergono soprattutto nella scrittura delle parti strumentali, un lavoro sottile a cercare “musica benedetta”, per usare proprio le stesse parole che Rossini pose nella dedica sul frontespizio della partitura”.

foto di Benedetta Pitscheider Rosalen
Abramo Rosalen (foto di Benedetta Pitscheider Rosalen)

 

Protagonista il Coro del Teatro Verdi e un cast di straordinari interpreti vocali, che annovera voci tra le più amate del repertorio belcantistico, tutte “regionali”: accanto al soprano friulano Giulia Della Peruta, già applaudita al Verdi nel 2018 ne L’italiana in Algeri dello stesso Rossini e in Così fan tutte di Mozart, al basso pordenonese Abramo Rosalen, anch’egli recentemente protagonista ne I Puritani di Bellini nel 2018 e in Lucrezia Borgia di Donizetti quest’anno, le triestine “star” internazionali Daniela Barcellona e Antonino Siragusa, un quartetto che assicura al concerto uno spessore artistico di altissimo rilievo.

Al primo pianoforte – un grancoda Fazioli F308 gentilmente messo a disposizione dall’omonima casa costruttrice –  Adele D’Aronzo, al pianoforte di ripieno – un grancoda Fazioli F278 di proprietà della Fondazione – Alberto Macrì e all’armonium – in questo caso organo – Ilario Lavrencic.

Il concerto si svolge nei limiti e nel rispetto di tutti i protocolli vigenti per la protezione dei lavoratori e del pubblico presente in sala, nel limite massimo di 200 spettatori.

La biglietteria del Teatro Verdi è aperta fino a sabato orario 9-13 e un’ora prima dell’inizio dei concerti. Tutte le informazioni sono disponibili anche sul sito web www.teatroverdi-trieste.com

Biglietti da 20,00 € – 25,00 € – 30,00€

 

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Il film d’animazione “Buñuel – nel labirinto delle tartarughe” lunedì 29 giugno a Pordenone, Udine e Trieste il film d’animazione

UDINE – Buñuel – nel labirinto delle tartarughe, film d’animazione di Salvador Simó dedicato al regista surrealista Luis Buñuel e premiato come Miglior Film d’Animazione ai Goya 2020 e agli Efa 2019, sarà in programmazione lunedì 29 giugno 2020 a Cinemazero di Pordenone alle 21.00, alle 19.30 al Visionario di Udine e all’Ariston di Trieste alle 16.00, 18.30, 21.00.

Dopo lo scandalo suscitato nella società fascista e clericale dell’epoca, con il suo primo lungometraggio L’âge d’or, il cineasta Luis Buñuel prende le distanze da Salvador Dalì, con il quale aveva collaborato nei suoi primi lavori e con il quale si era imposto come voce autorevole della cultura surrealista. Grazie ad un colpo di fortuna e alla generosità del suo amico Ramón Acín, Luis inizia la lavorazione del documentario Las Hurdes (Terra senza pane) registrando le condizioni di vita della popolazione di Las Hurdes, una piccola regione settentrionale spagnola ai confini con il Portogallo – “il luogo più triste e dimenticato del mondo” –  i cui abitanti versano in condizioni di povertà assoluta, devastati dalla fame, dalla sporcizia, dalle malattie, isolati dal mondo, in case basse scavate nella pietra con i tetti che sembrano gusci di tartarughe (da cui il titolo del film).

Buñuel – Nel Labirinto delle Tartarughe, un film che è al contempo una lezione di storia del cinema, una riflessione sul senso dell’arte, una sorprendente esplorazione antropologica e un’inebriante esperienza estetica, racconta uno spaccato toccante della vita del grande regista, alla ricerca di una sua libera espressione artistica: i nodi irrisolti del suo passato, la frustrazione rispetto alla fama di Dalì, il difficile rapporto con una figura paterna austera e distante, la sua formazione religiosa e la successiva dissacrazione dei modelli borghesi e clericali, il talento innato nel raccontare storie.

 

Per ulteriori informazioni e per acquistare il proprio biglietto online:

www.cinemazero.it

www.visionario.movie

www.lacappellaunderground.org

 

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Il Verdi in concerto, domenica 28 giugno a Trieste secondo appuntamento della ricca rassegna estiva

TRIESTE – Dopo il successo del Concerto per la Festa della Musica che ha sancito la ripresa dell’attività artistica del Teatro Verdi al termine del lungo blocco totale di ogni manifestazione in conformità alle disposizioni anti covid19, il Teatro riapre ancora al pubblico per il secondo appuntamento della nuova rassegna estiva che prevede un ricco programma di date e musiche fino al 7 agosto.

Il concerto del 28 giugno 2020 è un omaggio alla grande musica sinfonica composta per il teatro: una sequenza di scintillanti sinfonie d’opera e alcune tra le più festose e note composizioni di Johann Strauss. Brani famosissimi con cui si vuole auspicare che il palcoscenico si riapra non solo ai concerti ma al più presto anche alle rappresentazioni sceniche.  Il programma prevede le sinfonie di amatissime opere liriche, La gazza ladra di Rossini, Norma di Bellini, Don Pasquale di Donizetti e Luisa Miller di Verdi. A seguire un estratto fra i più seducenti della musica composta per la danza, il brano dedicato alla Fata Confetto da Lo schaccianoci di Čajkovskij e, per concludere, una fantasia dedicata all’operetta e alla musica viennese con quattro pezzi spumeggianti di Johann Strauss.

L’intento della proposta musicale è divertire il pubblico e dare il massimo rilievo alle potenzialità espressive ed interpretative dell’Orchestra del Teatro Verdi diretta dal maestro Paolo Longo (foto di Fabio Parenzan).

Il concerto si svolge nei limiti e nel rispetto di tutti i protocolli vigenti per la protezione dei lavoratori e del pubblico presente in sala, nel limite massimo di 200 spettatori. Il concerto, nel quadro di Trieste Estate, sarà trasmesso in differita da Tele 4 in prima serata.

La biglietteria del Teatro Verdi è aperta fino a sabato orario 9-13 e domenica un’ora prima del concerto. Tutte le informazioni sono disponibili anche sul sito web www.teatroverdi-trieste.com

Biglietti da 20,00 €, 25,00 €,  30,00€

 

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Associazione De Banfield: serve riprogettare il sistema del welfare con un piano regionale che riconosca il ruolo del “caregiver”

TRIESTE – «L’emergenza dovuta al coronavirus ha reso più che evidente come, a protezione degli anziani fragili, sia necessario investire sul potenziamento di un’efficace organizzazione di servizi domiciliari e di territorio: è il buon senso – spiega l’Associazione De Banfield – ancor prima della pandemia, che ci insegna come questo sistema garantisca una qualità di vita migliore».

In meno di due mesi la onlus triestina – da anni impegnata sul fronte dell’assistenza agli anziani, in particolare quelli fragili, non autosufficienti e con demenza – ha seguito e sostenuto da sola più di 600 famiglie di anziani fragili, avuto 3500 contatti con richieste diconsulenza, consigli e supporto, prestato 250 ausili, evitando così molti ricoveri ospedalieri.

Numeri davvero considerevoli per non suscitare una riflessione: già da molto tempo c’è un grande bisogno – ora più che mai in crescita – di sostegno alle cure domiciliari e da molto tempo è necessario un ripensamento, una nuova programmazione che coinvolga tutte le realtà che da decenni lavorano nel campo della domiciliarità, intesa come soluzione da privilegiare nella cura degli anziani. Anche quelle del volontariato, su cui sempre più, pesano gravosi fardelli portati in solitudine.

Anche le leggi hanno un loro rilievo: quei 3500 contatti sono richieste arrivate da caregiver – ovvero le persone, quasi sempre familiari, che si occupano in prima linea di di anziani con fragilità, demenza o Alzheimer – in difficoltà. Caregiver su cui, nell’emergenza della pandemia, è ricaduto tutto il peso dell’assistenza, ancora e più di prima. I dati nazionali sono chiari: l’89% dei caregivers ha riferito che, durante il covid, il proprio carico di assistenza è diventato più gravoso. E il 70% ha denunciato una condizione di salute diventata patologica, con carico di stress e ansia.

Questa emergenza ha dunque messo in luce come sia più che mai necessario riprogettare il sistema di welfare e fare in modo che sia centrato anche sul riconoscimento del ruolo del caregiver familiare e sul suo sostegno, attraverso un percorso di innovazione e potenziamento dei servizi per la cura e l’assistenza domiciliari. Per non lasciare le famiglie, ancora una volta, da sole.

«Per questo da anni chiediamo – spiega ancora la De Banfield – insieme ad un coordinamento di 9 associazione regionali, una legge regionale che, come già avvenuto in altre regioni, riconosca finalmente l’importante ruolo del caregiver. Strumento necessario anche per potersi allineare con la normativa nazionale, e magari ricevere contributi dedicati».

Un altro pezzo importante del nostro welfare è ormai risaputo basarsi sulle assistenti familiari. A loro va data altrettanta attenzione e soprattutto adeguati strumenti di sostegno e formazione per saper affrontare una realtà di assistenza sempre più complessa e gravata da imprevedibili emergenze come quella del coronavirus.

La nostra Regione non si è ancora dotata, ed è tra le poche in Italia a non averlo ancora fatto, di un piano regionale demenze. Sarebbe uno strumento di grande utilità perché finalmente riconoscerebbe una malattia, l’Alzheimer, e lo spettro delle demenze, di cui soffrono 20 mila persone in Regione (un numero più che sottostimato, perché spesso molte persone non hanno una diagnosi). Malati che, come l’Associazione De Banfield ha potuto spesso riscontrare nell’emergenza, sono state tra quelli che, chiusi nelle rsa o nelle loro case, hanno maggiormente patito questa terribile epidemia.

 

 

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“Playing Beethoven”, gran finale giovedì 25 giugno al Teatro Miela di Trieste con il Trio Sossai – Dalsass – Bolla

TRIESTE – Gran finale per il festival “Playing Beethoven” 2020 di Chamber Music Trieste, di scena al Teatro Miela di Trieste: giovedì 25 giugno, con doppia replica alle 18 e alle 20.30, l’appuntamento è con il Trio Sossai – Dalsass – Bolla (nella foto), in un programma dedicato a Francis Poulenc, con la Sonata per violino e pianoforte, e a Claude Debussy, con la Sonata per violoncello e pianoforte Trio in sol maggiore. Tre grandi musicisti sono riuniti nell’Ensemble noto per rileggere suggestivamente i grandi compositori classici: sono il violinista Dino Sossai, il violoncellista Marco Dalsass e il pianista Michele Bolla. Anche in questo caso il concerto troverà un valore aggiunto nella preziosa Camera Acustica che Chamber Music ha realizzato, con Suono Vivo, per racchiudere in un piacevole colpo d’occhio i musicisti in scena, e valorizzare l’acustica di ogni performance. Curato dalla musicologa Fedra Florit, direttore artistico di Chamber Music, il Festival prevede termoscanner all’ingresso del teatro, gel disinfettante e mascherine da utilizzare durante il concerto, disposizione dei posti secondo le misure di distanziamento. “Playing Beethoven” è sostenuto dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e da Mibact, Comune di Trieste, Iniziativa Centro – Europea, Banca Mediolanum, Itas Assicurazioni, Suono Vivo – Padova e Zoogami. Dettagli e aggiornamenti sul sito www.acmtrioditrieste.it

La Sonata per violino e pianoforte di Poulenc, completata nel 1942, proietterà il pubblico, attraverso l’asprezza tragica del primo e dell’ultimo movimento, nelle atmosfere della Francia occupata e della memoria di Federico Garcia Lorca, assassinato dai franchisti nel 1936, e attraverso il profilo ritmico tagliente accompagnerà verso l’Intermezzo spagnoleggiante. Il Trio in Sol maggiore di Debussy si articola in quattro movimenti: si tratta di una composizione scoperta solo di recente, nel 1986, denota una poetica ed un’espressività lontane dall’iconografia “impressionista” di Debussy, che d’altra parte aveva solo 18 anni quando, nel 1880, compose questa partitura in pieno Tardo Romanticismo, dunque assai prima che il Novecento iniziasse a frantumare i linguaggi dell’arte. Sempre di Debussy sarà eseguita la Sonata in re minore, fra i capolavori dell’ultimo periodo del compositore: un modo per apprezzare l’evoluzione del suo stile dagli albori alla piena maturità.

Dino Sossai, violinista del Quartetto “Quadro Veneto”, ha collaborato in qualità di prima parte o solista con importanti compagini orchestrali italiane ed estere, al Teatro alla Scala di Milano, al Teatro La Fenice di Venezia, al Teatro Lirico di Cagliari, al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, all’Orchestra della Fondazione “Arturo Toscanini” di Parma, alla Mahler Chamber Orchestra, all’Orchestra di Stato di Sumen (Bulgaria). Marco Dalsass ha partecipato a prestigiosi festival quali Toulone, Scheveningen, Festival Pucciniano di Torre del Lago e altri. La collaborazione con prestigiose formazioni cameristiche lo ha portato ad esibirsi anche al Festival di Salisburgo, Salle Pleyel di Parigi, Avery Fisher Hall (Lincoln Center) di New York, Ravinia Festival di Chicago, Tanglewood – Boston, Teatro Teresa Carreno di Caracas, Scala di Milano. Dal 1991 suona con il Trio d’Archi di Venezia. Michele Bolla con il Quartetto “Quadro Veneto” ha vinto importanti premi in concorsi internazionali di musica da camera (Osaka Chamber Music Competition, Premio Trio di Trieste, Concorso Internazionale Città di Pinerolo) e si è esibito in Italia e all’estero. Ha collaborato con solisti e cantanti di fama internazionale, prime parti soliste dei maggiori Teatri italiani e importanti direttori d’orchestra.

 

 

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L’anteprima italiana di Parasite in bianco e nero giovedì 25 giugno farà da apripista al Far East Film Festival 22! Proiezioni speciali a Udine, Milano, Trieste e Pordenone

UDINE – Una commedia nera che diventa una commedia… in bianco e nero? Magie (cromatiche) del cinema. Se poi la commedia di cui stiamo parlando è anche uno dei film più famosi e più premiati degli ultimi anni, allora la magia raddoppia! Giovedì 25 giugno 2020 un grande evento cinematografico farà da apripista al Far East Film Festival 22, attesissimo online dal 26 giugno al 4 luglio: il ritorno in sala di Parasite, nella meravigliosa versione in bianco e nero voluta personalmente da Bong Joon-ho.

Il film, grazie alla stretta collaborazione del FEFF con il Comune di Udine e con Academy Two, inaugurerà ufficialmente la sospirata stagione estiva dell’Arena “Loris Fortuna” con una proiezione speciale alle 21.30 (in caso di pioggia, ci si sposta al Visionario). A questa preziosa anteprima italiana si uniranno, come omaggio al FEFF, anche l’Anteo Palazzo del cinema di Milano, Capitol Anteo spazioCinema di Monza, Cinemazero di Pordenonee l’Ariston di Trieste.

«Sarà molto affascinante – commenta lo stesso Bong Joon-ho – osservare come cambia l’esperienza visiva degli spettatori. Io ho guardato due volte la versione in bianco e nero e mi ha fatto pensare a una favola. A una storia di altri tempi». E ancora: «Tutti i registi sperano, con un pizzico di vanità, che i propri film diventino dei classici. E noi, cioè io e i registi della mia generazione, quando pensiamo a un classico… lo pensiamo sempre in bianco e nero!».

Con quattro Oscar e la Palma d’Oro vinta a Cannes nel cassetto, il thriller sociale con cui Bong ha reso popolarissimo il nuovo cinema coreano si è guadagnato lo status di “cult movie” a velocità supersonica. Quanto ci metterà a guadagnare, appunto, lo status di “classico”?

L’edizione digitale del FEFF – ricordiamo –  avrà www.mymovies.it come base operativa e un line-up di 46 film provenienti da 8 paesi (Cina, Hong Kong, Taiwan, Corea del Sud, Giappone, Filippine, Indonesia e Malesia)! Alcuni titoli saranno disponibili worldwide, alcuni solo per il territorio europeo e alcuni solo per l’Italia. Le prime mondiali saranno 4, le prime internazionalisaranno 10, quelle europee saranno 11 e quelle italiane saranno 17. La campagna accrediti è in pieno svolgimento.

 

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